La diga di Sciaguana in Sicilia si è prosciugata e nessuno sa il perché

Il 18 maggio scorso, gli attivisti della sezione locale del Wwf che si sono presentati nella diga di Sciaguana, ad Agira, nel cuore della provincia di Enna, sono rimasti attoniti. Il bacino, che una volta era l’habitat di una rigogliosa fauna, era completamente prosciugato. Al suo posto una distesa di fango e limo, con centinaia di esemplari ormai agonizzanti.

Il Wwf ha denunciato il “disastro ambientale“, e al momento ancora è in corso un procedimento per verificare le responsabilità. Ma la crisi idrica sembrerebbe un problema strutturale della nostra penisola.

Disastro Ambientale

Il lago Sciaguana è un invaso artificiale di modeste dimensioni, che può contenere un volume totale di 11,3 milioni di metri cubi di acqua. La diga è abbastanza giovane, fu ultimata solo nel 1992. Nel progetto iniziale, la sua costruzione era destinata a rendere irrigua una porzione di territorio pari a circa 1665 ettari. Ma, ad oggi, gli appezzamenti serviti sono circa 830, dei quali solo 35 ettari effettivamente in consumo produttivo.

“Si tratta di un vero e proprio disastro ambientale” hanno affermato gli attivisti della sezione locale del Wwf. Infatti, prima di essere totalmente prosciugato, l’invaso ospitava una diversificata fauna ittica, una numerosissima popolazioni di anfibi e uccelli acquatici, alcuni dei quali protetti a livello internazionale. Il 18 maggio scorso il Wwf ha notificato a ben 10 enti diversi un lungo e articolato esposto in cui ha denunciato il disastro ambientale avvenuto alla diga. Oltre la perdita della flora e fauna locali, un’altra conseguenza negativa sarà la mancata erogazione delle acque irrigue ai 35 ettari in consumo produttivo. Un danno che potrebbe ammontare intorno ai 250.000 euro.

Nessuno sa il perché

Ciò che è avvenuto a Sciaguana non è una novità: la maggior parte delle dighe siciliane soffre da tempo. Le linee dei grafici della Regione Sicilia sui volumi negli invasi sono per la maggior parte in discesa. E Sciaguana non fa eccezione: dal 2018 al maggio del 2021 si sono persi oltre sette milioni di metri cubi d’acqua. La struttura quindi presentava già gravi défaillance dovute alla mancata manutenzione: paratoie in parte bloccate dal fango, torre di presa malfunzionante, difficoltà nella gestione dei flussi.

Ma nel mese di maggio c’è stata un’inspiegabile accelerazione. Infatti i grafici della Regione indicavano la presenza, all’inizio del mese, di ancora oltre due milioni di metri cubi di acqua. Il 18 maggio sono spariti anche questi, lasciando il posto a un fondo diga secco e calpestabile.

Il Wwf considera il Consorzio di Bonifica di Enna l’ente gestore della diga e per far luce sulle responsabilità del disastro ha chiesto all’ente di accedere agli atti. Però Franco Nicodemo, il commissario straordinario del Consorzio, ha affermato: “Lo svuotamento dell’invaso, contrariamente a quanto scritto dai media non è imputabile in alcun modo al Consorzio di Bonifica, che non può intervenire nelle operazioni gestionali del lago che sono a cura del Dipartimento Regionale Acque e rifiuti”.

“Stiamo valutando – annuncia Nicodemo – di adire per vie legali al fine di tutelare il nostro operato. Ormai da diversi anni il Dipartimento Regionale Acque e rifiuti è il gestore dell’invaso, mentre il Consorzio di Bonifica di Enna è un mero utilizzatore delle acque Sciaguana”.

Pochi giorni dopo la scoperta del prosciugamento, l’assessore all’Energia della Regione Siciliana, Daniela Baglieri, ha avviato un procedimento per verificare le responsabilità dello svuotamento dell’invaso della diga. La sensazione, secondo alcuni media, è che perfino i vertici politici regionali non abbiano idea di cosa sia accaduto.

Crisi idrica

Ma ciò che è successo a Sciaguana potrebbe inserirsi in un quadro ben più ampio. Gli scienziati del CNR sostengono che nella nostra penisola è in atto un processo di desertificazione: questo fenomeno coinvolge circa il 20% del territorio nazionale, con un picco del 70% per quanto riguarda la Sicilia.

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La gestione idrica al Sud è in grave difficoltà. Secondo l’Astrid, l’85% delle procedure di infrazione emesse dalla Comunità europea nei confronti dell’Italia in tema di acqua riguardano proprio le regioni del Sud. Le problematiche più frequenti sono: carenza di depuratori, inefficienza dei sistemi fognari, difficoltà nello smaltimento dei fanghi e inadeguatezza delle dighe. Ogni anno le perdite delle reti idriche nazionali portano a uno spreco di 4,5 miliardi di metri cubi di acqua potabile. La sola Sicilia disperde il 50,5% dell’acqua immessa in rete. Nonostante gli sforzi, le società private di gestione idrica, così come le utilities regionali e comunali, non bastano da sole per assicurare l’efficienza delle infrastrutture idriche; le quali avrebbero bisogno, oltre alla naturale manutenzione, di interventi massicci e di profondo rinnovamento.

A questo punto risulta evidente come l’acqua stia diventando sempre più un bene a rischio, soprattutto al Sud. Il mese scorso il governo Draghi ha confermato di voler destinare al Sud il 40% delle risorse del Recovery, con una attenzione speciale proprio al tema idrico. Tra queste risorse 2,8 miliardi saranno destinati alle infrastrutture idriche, e di questi 501 milioni di euro a opere che ricadono al Sud. Ma, nonostante le somme stanziate, l’impegno del governo sembrerebbe ancora parziale rispetto alle esigenze reali della popolazione, soprattutto nel Sud Italia.

L’Italia senza acqua: siccità in Puglia, Basilicata e Sicilia

acqua in italia

L’Italia, il Paese di cui tutto il mondo invidia il cibo, il clima e le risorse è sempre più in balia dei cambiamenti climatici. Stiamo infatti già affrontando i problemi che solo qualche anno fa attanagliavano le nazioni cosiddette tropicali. La mancanza di acqua è uno di questi e ha interessato la Puglia, la Basilicata e la Sicilia durante tutto il mese di ottobre, che statisticamente è uno dei più piovosi dell’anno.

Ascolta il podcast di introduzione all’articolo di oggi!

Le regioni più colpite dalla scarsità d’acqua

La valutazione della carenza di acqua nelle regioni italiane viene condotta dall’analisi dei bacini idrici, ovvero enormi contenitori di acqua piovana utili a sfruttare il più possibile ciò che il cielo ci invia ogni anno gratuitamente. I dati più recenti rivelati dall’ ANBI (Associazione Nazionale Bonifica e Irrigazione), però, non sono incoraggianti.

Nei bacini idrici della Basilicata si trovano ora 78,4 milioni di metri cubi di acqua. Può sembrare molto se non si considerano i metri cubi presenti in questi stessi bacini nel 2019: ben 110 milioni, ovvero 35 milioni di metri cubi di acqua in più. In Puglia lo scarto (negativo) è di 75 milioni di metri cubi. Alla lista delle regioni che stanno affrontando una crisi idrica si è da pochissimo aggiunta la Campania, i cui fiumi stanno subendo un calo significativo della loro capacità: il bacino di Piano della Rocca sul fiume Alento contiene soltanto 6,5 milioni di metri cubi d’acqua, che consiste nel 26% della sua capacità. L’invaso di Conza della Campania, sull’Ofanto, nonostante sia in lieve crescita, presenta comunque un deficit significativo rispetto a un anno fa di oltre 4,7 milioni di metri cubi.

Ancora più preoccupante è il caso della Sicilia. Il 70% del suo ricchissimo territorio rischia infatti la desertificazione. Il dato è stato diffuso lo scorso giugno dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) ed è stato confermato dai dati ANBI. La portata dei bacini idrici siciliani è infatti passata dai 69,9 milioni di metri cubi di acqua del 2019 ai 53,8 milioni di quest’anno.

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Siccità, un nemico ormai invincibile

La prima e più intuibile causa della scarsità d’acqua nei bacini di molte regioni italiane è quella di una inusuale siccità e, quindi, dei cambiamenti climatici. Già a febbraio Coldiretti annunciava che all’Italia mancavano l’80% di piogge, con un inverno più caldo di 1,87 gradi rispetto alla media. In Sicilia sopratutto i picchi di calore e siccità sono in costante aumento e la piovosità dell’isola diminuisce di anno in anno. Secondo l’Osservatorio europeo sulla siccità (European drought observatory) nel 2020 soltanto il mese di marzo avrebbe registrato piogge quantitativamente significative sull’isola. Una quantità ingente di acqua è caduta soltanto a luglio quando Palermo è stata colpita da una bomba d’acqua degna di un paese situato nelle vicinanze dell’equatore (ne parliamo in questo articolo).

La diminuzione delle precipitazioni annuali preoccupa gli scienziati ormai da decenni. Dai primi anni del 900 ai primi del 2000 infatti il tasso di diminuzione delle piogge è stato di quasi 2 millimetri all’anno. Ecco perché è importante fare tesoro delle piogge e raccogliere più acqua possibile nei bacini idrici del Bel Paese. Qui però sopraggiunge un altro problema legato alla poca attenzione che viene riservata alle questioni ambientali oltre che alla prevenzione di eventi meteorologici estremi, siano essi alluvioni o siccità prolungate. Anche perché i bacini dell’Appennino meridionale sono per lo più a gestione pluriennale: impiegheranno molti mesi per riguadagnare quote e volumi confortanti, a patto che piova.

Non solo siccità: ecco perché manca l’acqua in italia

Senza girarci troppo intorno, i bacini idrici italiani non funzionano bene. Come ha spiegato il presidente di ANBI Francesco Vincenzi, in Sicilia la rete di distribuzione irrigua è insufficiente e la capacità degli invasi è fortemente condizionata dagli interramenti, contro i quali è necessaria una vera e propria campagna di escavi. Nel 2019 l’Ispra ha pubblicato dei dati riguardanti i consumi e le perdite di acqua in Italia. Da questi si evince che in Sicilia il 50% dell’acqua potabile “si disperde” a causa di “corrosione, giunzioni difettose, deterioramento o rotture delle tubazioni”. Ciò significa fondamentalmente che la metà dei volumi immessi in rete non raggiunge gli utenti come invece dovrebbe. La situazione è anche migliore rispetto alla Basilicata dove viene disperso il 56,3% dell’acqua raccolta. In Sardegna ne viene persa il 55,6 per cento e nel Lazio il 52,9 per cento.

Il direttore generale di ANBI ha affermato che anche in Sicilia, come nel resto d’Italia mettiamo a disposizione delle autorità competenti l’esperienza e le capacità tecniche presenti nei Consorzi di bonifica ed irrigazione. Ribadiamo, però, la necessità di una loro ristrutturazione secondo principi di efficienza sostenibilità economica. Da troppi anni, infatti, una mal interpretata funzione della politica ne condiziona l’operatività a servizio del territorio, possibile nell’isola come già avviene nel resto d’Italia“.

Mozia, Sicilia

La carenza di acqua causa perdite economiche

Alcuni aiuti, quindi, ci sono. Lo dimostra anche la Sardegna, per la quale sono stati stanziati 20 milioni di euro per l’efficientamento del canale adduttore dell’invaso di Liscia, mirati a ridurre le perdite in un territorio soggetto a gravi carenze idriche. Una tale preoccupazione da parte delle autorità competenti nasce sopratutto quando iniziano ad esserci anche deficit economici relativi al settore agricolo delle regioni. “La siccità è diventata l’evento avverso più rilevante per l’agricoltura. I fenomeni estremi hanno provocato danni alla produzione agricola, alle strutture e alle infrastrutture con una perdita di 14 miliardi di euro in 10 anni”. Ha dichiarato Coldiretti.

A conferma di ciò si può consultare il rapporto Istat “Utilizzo e qualità della risorsa idrica in Italia“. La premessa dello studio è il fatto che nel nostro paese il settore agricolo si contraddistingue come il più grande utilizzatore di acqua. I bacini idrici infatti servono anche all’irrigazione del terreno, indispensabile per la prosperità delle zone con più spinta specializzazione produttiva. Un esempio è la piana del Sele, dove si coltivano grandissime quantità di ortaggi e frutta. Qui l’irrigazione deve essere assicurata tutto l’anno.

Carenza d’acqua in Italia e allevamenti intensivi: uno stretto legame

Inutile però nascondersi dietro a un dito. All’interno del settore agricolo i maggiori responsabili del consumo idrico nazionale sono gli allevamenti intensivi. Sempre secondo l’Istat ai primi posti per superficie irrigata per tipologia di coltivazione c’è il mais a granella, erbai e altre foraggere, fruttiferi e agrumi. Ma cosa facciamo di tutta questa produzione? “Solo una piccola parte è destinata all’alimentazione umana, mentre la gran parte va ai mangimi degli allevamenti intensivi”. Sostiene Sorlini, professoressa Emerita di Microbiologia Agraria dell’Università di Milano e Presidentessa della Casa dell’Agricoltura. Oltre al fatto che, come sappiamo, gli animali richiedono anche moltissima acqua da bere “direttamente”.

Un’altra schiacciante prova riguarda il consumo di risorse idriche regionale in rapporto alla presenza di allevamenti intensivi. La Lombardia, guarda caso, detiene entrambi i primati. Questo rivela un legame palese tra l’eccessivo sfruttamento del bestiame e un consumo di acqua altrettanto irresponsabile.

Cosa puoi fare tu per alleviare la carenza d’acqua in Italia

Come si legge in un articolo di Internazionale al quale facevamo riferimento in un altro nostro articolo, nella società si sta spargendo il mito del consumatore verde. Un consumatore che, per quanto attento ai suoi piccoli gesti quotidiani, fa poca differenza senza le azioni a favore dell’ambiente di politici, imprenditori ed economisti. Per esempio chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti è una buona pratica che però fa poca differenza a fronte dei consumi di un allevamento di 10.000 galline (e, quindi, intensivo). Avendo quindi ben presente questo, noi de L’Ecopost non scoraggeremo mai i nostri lettori nell’avere qualche accortezza relativa al consumo diretto e indiretto di acqua. Ecco alcuni consigli:

  • Adotta una dieta povera o priva di carne, specialmente quella derivata dagli allevamenti intensivi. In questo modo invieremo insieme un forte messaggio a chi detiene il potere di questo settore.
  • Vota politici che hanno a cuore l’ambiente.
  • Riduci la durata delle docce.
  • Se lavi i piatti a mano riempi una bacinella dove insaponare le stoviglie. Sciacquale poi con l’acqua corrente solo un un secondo momento.
  • Spegni il rubinetto quando non necessario (per esempio mentre spazzoli i denti).
  • Riempi il più possibile la lavatrice e la lavastoviglie per ridurne gli utilizzi.
  • Quando hai a disposizione dell’acqua di scarto o piovana utilizzala per lo scarico del WC.