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Pachamama: il gioco da tavolo per fermare la crisi climatica e salvare il pianeta

Pachamama
Tempo di lettura 3 minuti

Si chiama Pachamama, la sfida del secolo ed è il gioco da tavolo ideato da ZeroCO2 per comprendere la crisi climatica e salvare il pianeta. Spesso in questo blog abbiamo ribadito la difficoltà di spiegare e comprendere le complesse dinamiche del cambiamento climatico. Il gioco da tavolo Pachamama è un ottimo strumento di sensibilizzazione perché riesce a coniugare apprendimento, adesione alla realtà e divertimento. Vediamo insieme di cosa si tratta.

Pachamama: obiettivo e regole del gioco

Il termine Pachamama è stato scelto perché nella lingua Inca significa “Madre Terra”. Lo scopo del gioco è appunto quello di preservare l’equilibrio terrestre, limitando la temperatura media globale sotto i 18 gradi. Questa soglia è stata scelta sulla base della situazione attuale: la temperatura si è innalzata di circa 1 grado rispetto ai livelli pre-industriali, quando la temperatura media terrestre era di 15 gradi centigradi. Il gioco “concede” quindi altri 2 gradi di innalzamento, così come stabilito dall’Accordo di Parigi.

In seguito vedremo infatti che uno dei punti di forza di Pachamama è proprio la forte adesione alla realtà. Ma prima di approfondire questo aspetto, è bene sintetizzare le regole del gioco. Ogni partita dura all’incirca 30-40 minuti ed è suddivisa in 10 turni di gioco che equivalgono a 10 decenni. Il numero dei giocatori può variare da 3 a 6 ed è consigliata un’eta minima di 14 anni. Ogni giocatore personifica un’area del mondo (America del nord, Africa, Europa, Sud-est asiatico, eccetera) e ha a disposizione una carta in cui vengono sintetizzate le informazioni su quella regione geografica.

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Adesione alla realtà, cooperazione e giustizia climatica

Si parte infatti con un budget iniziale corrispondente alla ricchezza delle singole aree: quanto più la regione è ricca e produttiva, tanto più è alto il livello di emissioni di anidride carbonica; viceversa, i paesi con un budget economico limitato hanno più potere di mitigazione climatica e più alta capacità di ricompensare le emissioni tramite la reforestazione. Inoltre, un ruolo chiave è giocato dalle carte “ricerca” tramite cui i giocatori possono ridurre o limitare le emissioni grazie a scoperte scientifiche o innovazioni. In che modo questo gioco rappresenta un ottimo strumento educativo per parlare di emergenza climatica?

Pachamama

Innanzitutto, Pachamama rispecchia fortemente la realtà attuale. Non solo nel calcolo della temperatura che è stato citato sopra, ma anche nel modo in cui le disparità geografiche vengono raffigurate. In questo gioco in scatola non esiste vincitore. Si vince o si perde, insieme. Per fare ciò gli ideatori di Pachamama hanno introdotto tre pause all’interno del gioco in cui i giocatori possono dialogare, scambiare carte e decidere come collaborare. Nella pratica i giocatori si ritrovano a simulare una seduta di cooperazione internazionale, come se fosse l’ONU, in cui viene naturale applicare il principio di giustizia climatica. Per giustizia climatica si intende che i paesi che storicamente hanno inquinato di più devono impegnarsi maggiormente a limitare le emissioni e nel contempo aiutare quelle regioni del mondo che sono più colpite dalla crisi climatica.

Pachamama: il ruolo chiave della reforestazione

Infine, un dettaglio importante del gioco consiste nella lunga durata della reforestazione. Mi spiego meglio: negli ultimi tempi si sentono sempre più campagne pubblicitarie che sponsorizzano la piantumazione di alberi in cambio dell’acquisto di prodotti. Dal fronte ambientalista questa procedura viene vista con forte scetticismo perché molte di queste pubblicità rientrano in strategie di greenwashing ed è difficile controllare se questi alberi vengono effettivamente piantati, con che metodi e per quanto tempo viene monitorata la loro crescita. Pachamama rende bene questo concetto e prevede che un albero piantato possa contribuire alla mitigazione del cambiamento climatico solo dopo due decenni. Sebbene sia solo un gioco, la lungimiranza richiesta nelle regole di Pachamama è un aspetto chiave nelle strategie di adattamento e mitigazione alla crisi climatica.

Il gioco da tavolo richiama dunque il vecchio detto: “Il migliore momento per piantare un albero era vent’anni fa, il secondo miglior momento è adesso”. E non lo fa solo a parole, infatti per ogni Pachamama acquistato ZeroCO2 si impegna a donare un albero in Guatemala. Questi alberi verranno presi in carico da famiglie contadine delle comunità locali e potranno essere monitorati tramite aggiornamenti periodici. Infine, tutto il contenuto del gioco in scatola è prodotto con materiali sostenibili.

Un gioco da tavolo educativo e divertente

Lunga durata, cooperazione internazionale, ruolo-chiave della ricerca: sono solo alcuni degli aspetti che fanno di Pachamama un’idea geniale che insegna a grandi e giovani come prendersi cura del pianeta Terra. Lo consigliamo particolarmente a tutti gli insegnanti che stanno cercando nuove strategie per trasmettere l’educazione ambientale e più in generale a tutte le famiglie che vogliono provare un gioco innovativo, educativo e divertente.

Leggi il nostro articolo: “Vaia, dalla strage di alberi alla cassa che rigenera le foreste”

di Federica Bilancioni
Feb 6, 2021
Nata nel 1994 a Fano, si laurea in Storia all’Università di Bologna. Decide poi di iscriversi alla magistrale Global Cultures ed è grazie ad una materia specifica di questa magistrale che si appassiona alla tematica ambientale. Dal 2017 infatti, Federica fa ricerca sul cambiamento climatico e lo sviluppo sostenibile. Dopo l’Erasmus a Lund (Svezia), la sua vita si orienta ancora di più in questa direzione, organizzando conferenze e dibattiti sulle tematiche ecologiche. Nel 2019 si iscrive al Master di I livello Comparative Law Economics and Finance presso l’International University College di Torino. Negli anni universitari collabora con Limes Club Bologna e scrive articoli per limesonline e Affari Internazionali. Attualmente insegna lettere e collabora con L’Ecopost per aumentare la copertura di stampa sulla crisi ecologica e diffondere buone pratiche per mitigarla.

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