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Uno dei pregi delle mascherine lavabili, che siano comprate o fai da te, è la loro maggiore sostenibilità rispetto a quelle usa e getta. Abbiamo infatti già ampiamente parlato dei potenziali danni che le mascherine monouso possono causare: dalla contaminazione del luogo dove vengono gettate all’inquinamento delle falde acquifere. Se quindi tutti iniziassimo ad utilizzare le mascherine lavabili, questi danni sarebbero ridotti al minimo.

I diversi tipi di mascherine

Non bisogna però sopravvalutare le mascherine lavabili pensando che siano una soluzione definitiva a tutti i problemi. Le mascherine lavabili, infatti, hanno un potere protettivo molto inferiore rispetto a quelle chirurgiche. Queste ultime, infatti, bloccano fino al 95% dei virus in uscita e bloccano il 20%-30% delle particelle virali anche in fase inspiratoria, quindi sono minimamente protettive anche per chi le indossa.

Le FFP1 sono di livello ancora superiore e hanno un’efficacia protettiva complessiva dell’80%. Alcune sono dotate di valvole, le quali però favoriscono la fuoriuscita dei droplets (le goccioline più grandi) annullando, di fatto, la protezione verso le altre persone. Le FFP2 e FFP3, P2 e P3 sono riservate ai medici e richiedono precise disposizioni per indossarle e toglierle.

L’azienda americana Smart Air, che produce depuratori d’aria, ha svolto delle ricerche sul potere filtrante delle mascherine. Le FFP3 filtrano il 99% di particelle di 0,23 micron. Contando che il virus è 0,12 micron, ma viene quasi sempre veicolato da goccioline di maggior dimensione, la protezione è quasi assicurata. Le mascherine chirurgiche, invece, filtrano tra il 60 e l’80 percento di queste minuscole particelle.

Mascherina lavabili: proteggono abbastanza?

Le mascherine lavabili, invece, impediscono soltanto la fuoriuscita di droplets, ovvero goccioline di considerevole dimensione, da parte di chi le indossa. Svolgono quindi una funzione protettiva per le altre persone, più che per chi le porta. Questo anche perché le mascherine in tessuto sono solitamente poco aderenti al viso e il loro materiale è abbastanza leggero, così da permettere alla persona di respirare agevolmente. Molti, comunque, la considerano “meglio di niente”, tanto che nello stesso DPCM firmato dal premier Conte si legge che “potranno essere utilizzate mascherine monouso o mascherine lavabili anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità”.

Uno dei dati che che emerge dai test sulle mascherine lavabili è che i tessuti multistrato e di materiali diversi filtrano di più rispetto a quelli sottili e monostrato. Come conferma una ricerca pubblicata sulla rivista ACS Nano condotta dai ricercatori dell’Agronne National Laboratory e dell’Università di Chicago (Usa), una mascherina fatta di cotone e seta, cotone-chiffon o cotone-flanella filtra l’80% in più di particelle inferiori a 300 nm e il 90% quelle maggiori di 300 nm.

Il cotone è fra i materiali più utilizzati per le mascherine in tessuto e “offre prestazioni migliori a densità di tessitura più elevate, ovvero con un alto numero di fili”.

Alcune aziende da cui acquistare le mascherine lavabili

Nella maggior parte dei casi, le fibre naturali hanno prestazioni migliori di quelle sintetiche. Un esempio sono le mascherine di sWEEDreams, realizzate in tessuto Canapa 100% e prodotte artigianalmente in Abruzzo. Oppure l’azienda italiana Maeko che produce mascherine realizzate esclusivamente con fibre naturali.

In commercio si trovano anche delle mascherine in jeans, che secondo la ricerca di Smart Air hanno filtrato oltre il 90 per cento di particelle grandi e circa un terzo di particelle piccole. Un esempio sono quelle del brand bergamasco Dannyru Vintage, che sono realizzate con i ritagli dei jeans, seguendo la virtuosa idea del riciclo tipica del mondo Vintage. Sono igienizzabili e lavabili anche in lavatrice, sono regolabili sia sul naso che su collo e nuca e soprattutto sono in regalo per ogni ordine sul sito per tutto il mese di Maggio.

mascherine lavabili

Vi sono poi le mascherine di Amica Farmacia che spediscono in tutta italia entro 48 ore, aderiscono molto bene al viso e sono lavabili fino a 40 volte. Una confezione da 5 mascherine costa 19,90 euro.

Reimiro è una startup italiana che produce mascherine lavabili realizzate con gli scarti di vari filatoi e maglierie venete. Costano 24 euro e il 30 per cento del ricavato viene devoluto al Policlinico di Milano per l’emergenza sanitaria.

Per chi tiene allo stile, Nietta è un’artigiana che ridà vita ai tessuti dimenticati, ma sopratutto può esaudire (quasi) ogni desiderio riguardo alla fantasia della mascherina. Accetta infatti ordini dalla sua pagina Instagram.

Come fare mascherine lavabili fai da te

In questo campo dobbiamo lasciare la parola agli esperti, che siano artisti, artigiani o stilisti. Barbara Palombelli ha spiegato in televisione come realizzare in casa una mascherina con la carta da forno. 

Si possono però realizzare anche con una semplice maglietta di cotone, come mostra questa ragazza su YouTube. Il video è in inglese, ma le immagini parlano chiaro.

Regole generali su come indossare le mascherine

Si possono trovare centinaia di video su come realizzare una mascherina fai da te dei materiali più svariati, dai sacchetti dell’aspirapolvere ai filtri del caffè americano. L’importante è che il tessuto sia traspirante, onde evitare malori, sopratutto durante il periodo estivo. Inoltre, la mascherina deve coprire totalmente il naso e la bocca, fino al mento. Importante è non toccarsi il viso con le mani e igienizzare queste ultime subito dopo essere rientrati in casa, o appena se ne ha la possibilità.

Bisogna lavare le mani prima e dopo aver indossato la mascherina, e questa non va mai toccata al centro, nella parte in tessuto, bensì va tenuta e indossata attraverso gli elastici. Dove la mascherina non arriva, poi, entra in gioco la distanza di sicurezza, che ormai abbiamo imparato a conoscere. Questi accorgimenti, se applicati diligentemente da tutti, possono realmente salvare delle vite.  

Leggi il nostro articolo: “L’ambiente dopo il COVID: come ripartire?”

 

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