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“Progetto di Lustro”. Il piano verde per i fondi Next Generation

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Si chiama “Progetto di Lustro” ed è stato presentato martedì 23 marzo alla Camera in conferenza stampa. È un dossier con 5 azioni chiave per orientare i fondi del Next Generation UE verso una vera transizione ecologica. La sua realizzazione ha coinvolto 15 associazioni, fra cui Legambiente, il Forum Disuguaglianze Diversità e Slow Food Italia. La presentazione nella sala stampa della Camera è stata guidata da Rossella Muroni, a capo del neogruppo parlamentare Facciamo Eco, a cui appartiene anche l’ex ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti. Dopo anni di assenza dal Parlamento Italiano, i Verdi tornano in campo in stretta collaborazione con le maggiori associazioni ecologiste del paese.

Progetto di Lustro: come nasce e cosa contiene

Rivoluzione verde e digitale, giovani, donne, innovazione, inclusione, lavoro giusto e pulito. Su questi pilastri è nato “Progetto di Lustro”, il piano per investire i fondi del Recovery Fund in chiave ecologica e sostenibile. Sostenibile non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico e sociale. Ciò è ben evidente se si osservano le 15 associazioni partner – Rinascimento Green, 6000 sardine, Slow Food Italia, Slow Food Youth Network, Eumans, Green Italia, #POP, Arci nazionale, Kyoto Club, Fondazione Grameen Italia, Forum Disuguaglianze Diversità, Legambiente Onlus, Associazione le réseau, Movimenta, Focsiv – e lo slogan scelto per la campagna: “Non c’è giustizia climatica senza giustizia sociale”. Il piano, visionabile al seguente link, è stato costruito seguendo cinque progetti faro, cinque principi per l’applicazione del fondo e cinque linee guida per indirizzare il lavoro del governo.

I 5 progetti faro del Progetto di Lustro sono:
1) Efficientamento energetico: riduzione delle emissioni delle abitazioni e del sistema produttivo. Reddito energetico, comunità energetiche
2) Cambio del modello produttivo e di consumo: conversione nella logica della filiera e dell’economia circolare, abbassamento delle emissioni in industria, imprese e agricoltura
3) Mobilità sostenibile: elettrificazione della mobilità e incremento della rete ferroviaria
4) Scuole e università: Investimenti in ricerca, intervento di riqualificazione delle strutture
5) Sicurezza del territorio: ristoro dei territori inquinati, a rischio idrogeologico

Leggi anche: “Mobilità sostenibile, nasce il nuovo ministero”

Società civile e politica: la nascita di Facciamo Eco

Il nome “Progetto di Lustro” nasce dalla volontà di mettere in pratica azioni efficaci in un arco temporale ben definito. Un lustro appunto, ovvero cinque anni, in cui il governo italiano dovrebbe “approfittare” dei fondi in arrivo dall’Unione Europea per compiere la svolta ecologista da tempo richiesta dalla società civile. A sostenere le diverse associazioni sul piano politico c’è il gruppo parlamentare Facciamo Eco-Federazione dei Verdi. Questa nuova componente è nata a inizio marzo 2021 dalla volontà di riportare le istanze ecologiste in parlamento ed è composta da esponenti fuoriusciti dal gruppo misto, fra cui Rossella Muroni (ex Leu e già Presidente di Legambiente), Lorenzo Fioramonti (ex 5 stelle ed ex ministro dell’Istruzione) e Alessandro Fusacchia (ex +Europa).

Si tratta di personalità politiche che da tempo dialogano con i rami più diversificati della società civile, compreso il movimento giovanile Fridays For Future. Ed è proprio alle giovani generazioni che si orientano le principali proposte di Facciamo Eco:

Oggi la “next generation” si mobilita per continuare a chiedere ad alta voce di difendere il Clima e di cambiare il nostro sistema di produrre, consumare, vivere. Sono i giovani dei Fridays For Future che ormai da 3 anni portano in piazza milioni di persone per ricordare alla politica che non c’è un Pianeta B e che la lotta al mutamento climatico deve essere prioritaria. Anche per questo la componente FacciamoEco intende impegnarsi, per difendere e rappresentare le istanze ecologiche di quella prossima generazione di cui stiamo impiegando non più solo le risorse naturali ma ora anche le risorse economiche che arriveranno dall’Unione europea.

Dal sito di Facciamo Eco

Leggi il nostro articolo: “Eni mette gli occhi sul Recovery Fund”

Una “cultura verde” al centro del Progetto di Lustro

Fra le proposte avanzate da Facciamo Eco c’è anche l’istituzione di un servizio civile ambientale “in grado di coniugare la lotta all’emergenza climatica con la lotta alla disoccupazione giovanile”. Su questa stessa linea il piano “Progetto di Lustro” tenta di rendere organiche tematiche fin’ora affrontate separatamente. Istruzione, tutela dell’ambiente e lavoro fanno invece parte di un unica visione per il futuro, che deve essere appunto sostenibile sotto tutti i punti di vista.

“Vogliamo scuole e università sicure e moderne, che non inquinino, e che preparino i giovani alle sfide del futuro”.

Non c’è giustizia climatica senza giustizia sociale

Ai nostri lettori questi concetti potranno sembrare banali. Eppure, è bene ribadirlo, non risultano altrettanto banali ai nostri politici, che si ostinano a proporre piani totalmente inadeguati per la sfida che ci aspetta. È di questa settimana la notizia della visita ufficiale del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e dell’ad di Eni Claudio Descalzi al nuovo premier libico Abdul Hamid Dbeibah. Sebbene nelle dichiarazioni abbiano citato anche la volontà di aumentare la produzione di rinnovabili, lo scopo della visita era senza dubbio assicurarsi l’appoggio della nuova leadership per i progetti offshore di Eni. Il fatto che l’Italia sia stato il primo paese europeo ricevuto dal nuovo governo non dovrebbe affatto stupire. Eni è infatti il primo produttore di gas in Libia.

Più volte in questo blog abbiamo ribadito come la nostra dipendenza energetica dal Nord Africa infici enormemente la credibilità politica dell’Italia. Il caso Regeni e la detenzione di Patrick Zaki ci ricordano ogni giorno che la strada per la transizione ecologica è un percorso che coinvolge a stretto giro la tutela dei diritti umani. Dall’inizio del suo mandato Fioramonti non ha mai smesso di ribadire questo concetto, denunciando più volte l’imbarazzante strategia dell’Italia nel caso Regeni e non solo. Quando si parla di creare una “cultura ecologica” si intende proprio questo: educare le giovani generazioni alla sostenibilità e allo stesso tempo rendere giustizia a chi è stato vittima di un sistema politico-economico che da decenni è ostaggio di gas e petrolio. “Non c’è giustizia climatica senza giustizia sociale”: un invito immediato, creato dal basso, per indirizzare chi ci governa dall’alto verso l’unica rotta possibile.

Leggi anche: “Giulio Regeni e l’ENI: il filo nero della mancata verità”

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di Federica Bilancioni
Mar 26, 2021
Nata nel 1994 a Fano, si laurea in Storia all’Università di Bologna. Decide poi di iscriversi alla magistrale Global Cultures ed è grazie ad una materia specifica di questa magistrale che si appassiona alla tematica ambientale. Dal 2017 infatti, Federica fa ricerca sul cambiamento climatico e lo sviluppo sostenibile. Dopo l’Erasmus a Lund (Svezia), la sua vita si orienta ancora di più in questa direzione, organizzando conferenze e dibattiti sulle tematiche ecologiche. Nel 2019 si iscrive al Master di I livello Comparative Law Economics and Finance presso l’International University College di Torino. Negli anni universitari collabora con Limes Club Bologna e scrive articoli per limesonline e Affari Internazionali. Attualmente insegna lettere e collabora con L’Ecopost per aumentare la copertura di stampa sulla crisi ecologica e diffondere buone pratiche per mitigarla.

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