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Un discutibile consulente: BlackRock

Torniamo a parlare del gigante BlackRock, la maggiore società d’investimento al mondo, la quale ha annunciato, qualche tempo fa, di voler legare il suo nome a quello degli investimenti sostenibili. La Commissione Europea deve aver preso sul serio l’impegno della società di trading. E’ infatti cronaca recente l’assegnazione al colosso statunitense del compito di vigilare sulla corretta integrazione dei criteri di sostenibilità ambientale nelle strategie del sistema bancario europeo. Il compenso pattuito per la prestazione di BlackRock è piuttosto esiguo, a questi livelli: 280mila euro. Naturalmente, il valore dell’incarico trascende ampiamente il risvolto economico.

La sede di BlackRock, a Manhattan.

Impegni mai concretizzati

Finora, però, BlackRock non ha fatto seguire azioni significative al suo impegno nella tutela ambientale. Aldilà dell’annuncio, applaudito da molti, di impegnarsi in prima linea perché l’ambiente diventasse criterio basilare all’interno di una strategia d’investimento, BlackRock si è limitata a stanziare dei fondi ETF, tramite la sua divisione iShares e poc’altro. Tutto questo senza mai uscire dal settore dei combustibili fossili, ove vanta ancora importanti quote. Praticamente, non vi sono consigli d’amministrazione di grandi aziende petrolifere ove non sieda un rappresentante dell’azienda. BlackRock detiene il 4,8% di Chevron e ConocoPhilips, il 4,5% di Exxon Mobil e il 5% di Petrobras.

Le partecipazioni aziendali nel settore ammontano a poco meno di 90 miliardi di dollari. Ciò è probabilmente inevitabile quando gestisci un portafoglio di ben 7mila miliardi di dollari, cifra piuttosto difficile da quantificare per chi è esterno alle alte sfere della finanza. Ciò non toglie, però, che quando hai una tale ricchezza legata al petrolio, sorgano seri dubbi riguardo ad un ruolo da paladino ambientale. Il quotidiano britannico Guardian ha provato a fare i conti in tasca a BlackRock, a seguito della svolta ambientale. Secondo la testata, il gruppo controllerebbe indirettamente oltre 3 miliardi di barili di greggio, 1300 tonnellate di carbone e 622 miliardi di metri cubi di gas. Inutile dire che questi dati non ci fanno pensare esattamente alla tutela ambientale come principio di strategia d’investimento.

Il potere economico/ finanziario di BlackRock è immenso, non trovo altre parole, dunque la società potrebbe davvero favorire decisioni concrete per la salvaguardia ambientale.

Chi è BlackRock?

Naturalmente chiunque abbia seguito, su queste pagine, i precedenti articoli relativi al gigante del trading, ha ben presente le dimensioni di BlackRock. Per agevolare però il compito del nuovo lettore, così come per ribadire quanto sia grosso il pesce di cui stiamo parlando, riportiamo qualche dato.

L’azienda è nata nel 1988 per mano di un trader come tanti, chiamato Laurence Fink, per tutti Larry. Insieme a una dozzina di colleghi, Fink ha una intuizione che si rivelerà essere geniale, nonché fonte di una ricchezza smisurata. Si dimette dal suo ben pagato posto di consulente a Manhattan per seguire il suo intuito e creare BlackRock. Nella vita, quando ci si trova al posto giusto nel momento giusto, capitano queste sliding doors imprevedibili. Come quando Bill Gates chiese al suo vicino un prestito per aprire la sua azienda, promettendogli un 20% dei futuri guadagni e il vicino accettò. Come quando Steven Spielberg, dopo aver visto in anteprima Star Wars, firmò un accordo con George Lucas nel quale cedeva al titolare di Lucasfilm il 3% dei futuri introiti del suo Incontri ravvicinati del terzo tipo, in cambio della stessa percentuale sui futuri guadagni della saga western – fantascientifica.

Da un’intuizione, da un azzardo è nata la fortuna di Fink.

BlackRock conta oggi 13.900 impiegati in 30 Paesi. Gestisce circa 6300 miliardi di dollari, un terzo dei quali soltanto in Europa, che rappresentano più del pil di Francia e Spagna. Sommati. Si stima che Aladdin, software aziendale sviluppato per la gestione dei rischi, sia capace di controllare indirettamente altri 20mila miliardi di dollari. Banche centrali del vecchio continente e istituzioni europee si rivolgono puntualmente a BlackRock per consigli finanziari. Ogni legge che abbia a che fare con finanza ed economia, approvata dalla UE, ha subito a qualche livello l’influenza del colosso statunitense. Il deputato liberale tedesco, Michael Theurer, ha affermato: “Le dimensioni di Blackrock ne fanno un potere di mercato che nessuno Stato può più controllare.”

Il peso di BlackRock nel settore del fossile, elaborazione e grafica: The Guardian

Capitalismo e società

BlackRock rappresenta la quintessenza del capitalismo schiacciatutto. In un libro sulla finanza scritta da Heike Buchter, giornalista tedesca, tre anni fa, si legge: “Comincia quando ti alzi la mattina. Prendi i cereali con il latte. Ti vesti. Ti infili le scarpe. Prendi l’auto e vai al lavoro. Accendi il computer. Usi il tuo iPhone. In ognuno di questi momenti, BlackRock è presente.” Difficile darle torto.

La roccia nera, in Europa, possiede quote nell’energia. Nei trasporti. Nelle compagnie aeree. Nell’agroalimentare e nell‘immobiliare. Possiede una cospicua fetta di bond del debito pubblico italiano, come riporta la Reuters citando il database Thomsons One consultato da Investigate Europe. Naturalmente, però, Banca d’Italia preferisce non diffondere questa notizia, con il benestare di BlackRock. In ognuna delle prime dieci banche europee, Fink è azionista di peso. Nel caso di Deutsche Bank è il primo azionista, in quello di Intesa San Paolo il secondo. Ovunque vada, il ceo di BlackRock è accolto come un capo di Stato, si chieda a Matteo Renzi in merito a quella cena privata del 2014. L’Europa chiede a Fink di continuare a investire nel vecchio continente, lui chiede al’Europa di non intralciare i suoi affari con troppe leggi e controlli. Una mano lava l’altra. Entrambe lavano il viso.

Larry Fink accanto a Mario Draghi, al Forum di Davos nel 2014. Foto: Flickr

Leggi il nostro articolo: “New York, bocciata la barriera protettiva per l’innalzamento del mare.”

BlackRock, lo scoglio sicuro

Quis custodiet ipsos custodes, domandava Platone, chi controllerà i controllori? Non sono in molti a preoccuparsi di questo aspetto. Tutt’altro, in Europa, BlackRock è visto come uno sbocco ancor più allettante della grande politica.

George Osborne, che è stato ministro delle Finanze britanniche tra il 2010 e il 2016, ha ora un contratto da consulente con la società. Guadagna moltissimo, naturalmente. La riforma delle pensioni del Regno Unito, quella che ha liberato un mercato di fondi pensionistici ammontante a circa 25 miliardi di sterline porta la sua firma. I rappresentanti dell’azienda sono stati incontrati a più riprese, mentre la stendeva. Frederic Merz, ex capogruppo della CDU al Bundestag, ha ora un contratto con BlackRock. Philippe Hildebrand, ex governatore della banca centrale svizzera, lavora adesso per Fink. Jean-Francois Cirelli, esponente di punta di BlackRock è anche consulente del presidente francese, Emmanuel Macron.

In definitiva, per usare le parole di Daniela Gabor, ricercatrice dell’Università del West England a Bristol che si occupa di legislazione finanziaria anche per conto di Bruxelles: “BlackRock non è solo una storia di fondi passivi. E’ la storia di un potere politico.”

Riproponiamo un breve video sul potere di BlackRock in Europa, già condiviso su queste pagine qualche tempo fa, quando abbiam parlato della società

La questione ambientale

Dopo aver delineato questo identikit della società, torniamo al focus iniziale: la questione ambientale e i dubbi relativi alla nomina da parte della Commissione. Durante il lustro appena concluso, 2015 – 2019, all’interno dei cda di cui fa parte, BlackRock si è opposta all’80% delle mozioni che spingevano per più attente politiche ambientali. Se si confronta questa percentuale con quella dei maggiori asset manager mondiali, ci si accorge che è la più bassa. Nello stesso periodo, le emissioni di CO2 dei suoi gruppi partecipati hanno continuato a salire, si stima del 38% dal 2015 ad oggi. Non certo poco.

Il colosso della finanza, però, si è impegnato per costruirsi una sorta di verginità ecosostenibile, come abbiamo scritto nei mesi passati. A Bruxelles hanno creduto a questo rinnovato impegno. Vorremmo tanto poterlo fare anche noi. Aziende così grandi hanno il potere di sfoggiare l’artiglieria pesante nella battaglia per il clima. A parole hanno mostrato la volontà di volerlo fare, e ne siamo ben lieti. Ora non occorre che far seguire ad esse fatti concreti. Il consulente BlackRock si metterà all’opera non appena la pandemia consentirà la ripartenza a pieno regime dell’Europa. Probabilmente, vaglieranno alcune misure anche prima della celeberrima fase 2. Non ci resta che attendere le mosse del trader, auspicando che davvero mettano la questione ambientale di fronte al proprio salvadanaio. Dubitarne resta però legittimo.

Leggi il nostro articolo: “Dakota Access: l’oleodotto della discordia”

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