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Ecomafia: quando il profitto ruba il futuro

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Il viavai di camion era continuo. Tonnellate di materiali venivano spostati da un luogo all’altro, stoccati in capannoni abbandonati e, poi, dati alle fiamme. Spazzatura non ben identificata bruciava e diventava fumo tossico, che si propagava nell’aria. Questa non è l’inizio di una nuova serie fantascientifica sulla fine del mondo, ma la descrizione di uno dei reati contro l’ambiente più diffusi nel nostro Paese: il traffico illecito di rifiuti. E non è il solo tipo di azione che inquina irrimediabilmente il nostro territorio. Ogni ora, infatti, si commettono quattro ecoreati. Così, per riassumere i dati riguardanti i delitti contro il patrimonio, le infrazioni e gli arresti a essi correlati, Legambiente ha redatto il rapporto “Ecomafia 2020”. Ma non è, solo, questione di numeri. Parlare di ecomafia significa vigilare sulla nostra salute, sulla qualità dei prodotti che mettiamo sulla tavola, sul futuro che stiamo sognando e che associazioni criminali vogliono rubarci, per uno sporco profitto immediato.

In realtà, se ci pensiamo bene, perdiamo tutti. Perde chi si impegna ogni giorno per fare le cose in regola, chi ha deciso di sforzarsi quotidianamente con la raccolta differenziata, chi desidera proteggere il fiume o il mare vicino a casa. Perde anche chi inquina, perché respira aria malata, si nutre di prodotti avvelenati, si veste con maglioni e pantaloni contaminati. Così, conoscere i numeri, anche se spaventosi, può aiutare a capire quanto questi crimini siano radicati e diffusi. Si propagano silenziosi e, di solito, ce ne si accorge troppo tardi, quando, ormai, il danno è irreparabile. Ma la professionalità delle forze dell’ordine e l’attenzione di tutti i cittadini possono fare la differenza. Per farla, però, serve conoscere la situazione in cui ci troviamo, il punto di partenza, per comprendere dove ricostruire e come ripristinare.

Ecomafia: riconoscerla, intercettarla, sconfiggerla

Bisognerebbe, quindi, munirsi di pazienza, stilare un elenco di tutte le infrazioni commesse nel nostro Paese, in ognuna delle venti regioni, nessuna esclusa. Il primo grande errore che potremmo commettere, infatti, è quello di pensare di essere esentati dalla criminalità. Per lungo tempo, abbiamo catalogato le mafie come fenomeni radicati solamente in alcuni territori. Ed è proprio nel silenzio, che la malavita fa gli affari migliori. A ben vedere, un’analisi così estesa sembra un’impresa. Fortunatamente, ci viene in aiuto Legambiente. Nel rapporto presentato qualche giorno fa, ha divulgato le sue ricerche. Ha chiesto a esperti del settore, ha lavorato a stretto contatto con il Ministero dell’Ambiente, ha fatto sì che l’impegno si trasformasse in azione e l’azione in cambiamento. Le cifre contenute nel documento sono allarmanti, ma il numero in forte crescita di quasi tutti gli indicatori presi in considerazione è la dimostrazione che qualcosa si sta muovendo.

È giunto il momento di condividere alcuni dei risultati emersi. Innanzitutto, è utile separare da subito le cinque macroaree prese in considerazione: il ciclo del cemento, quello dei rifiuti, i reati contro gli animali, gli incendi e l’archeomafia, ossia il traffico illecito di opere d’arte e reperti, messi in atto da organizzazioni criminali. L’ordine in cui sono state citate compone la classifica negativa. Con 11484 reati e più di 10500 denunce, il settore del cemento detiene un triste primato nel 2019, con un incremento considerevole dei sequestri – + 30,2%- rispetto all’anno precedente. 198 arresti hanno riguardato il commercio dei rifiuti, con un aumento del 112,9%, in relazione ai dodici mesi precedenti. Anche i reati contro gli animali continuano a crescere con un’impennata degli arresti e di sequestri. Numeri elevati arrivano anche dagli ultimi due ambiti, con un +95% degli incendi e addirittura più di 900mila oggetti recuperati dalle forze dell’ordine.

Indovina chi viene a cena?

Insomma, a vedere queste cifre, sembra che tutti gli sforzi siano vani. In realtà, vanno intese in un’ottica diversa, perché sono la dimostrazione che la normativa sta funzionando e stanno emergendo molte contravvenzioni, finora sommerse. Questo ragionamento dovrebbe metterci in guardia e renderci più vigili. Proviamo a fare un altro esempio. Il Natale si sta avvicinando e, anche se quest’anno sarà di diversa entità, comunque vorremo festeggiare. Desideriamo mettere in tavola pietanze gustose. Ma cosa accadrebbe se, invece, quei piatti contenessero cibo coltivato in terre inquinate, alimenti provenienti da quella filiera illecita dell’agroalimentare che si insinua nel mercato legale e lo sporca, danneggiando tutti? I consumatori hanno la forza di migliorare le regole di mercato, scegliendo prodotti controllati e certificati, combattendo le mafie in tutti i settori.

Leggi anche: “Spreco alimentare: quanto cibo buttiamo nella spazzatura?”

Una slide della presentazione di LegambienteOnlus riguardante la corruzione e l’ecomafia.

Sono piccoli gesti quotidiani, scelte oculate. Proviamo a chiudere gli occhi e immaginarci in un futuro non troppo lontano. L’immagine che potrebbe materializzarsi davanti a noi molto probabilmente sarebbe costellata di elementi positivi: spazi condivisi, un lavoro che ci appassiona, una salute forte. Il grave problema è che, se continuiamo a guardare altrove e a sottovalutare l’impatto dell’ecomafia, rischiamo di essere scaraventati in un ambiente che avrà le sembianze dell’inizio di una serie fantascientifica sulla fine del mondo.

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di Natalie Sclippa
Dic 14, 2020
Nata in Friuli-Venezia Giulia nell'estate del '98, sono laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche e ora sto proseguendo i miei studi in Criminologia. Curiosità, determinazione ed entusiasmo fanno parte del mio vocabolario minimo. Cerco di coniugare la mia passione per la scrittura con l'attenzione verso ciò che mi circonda. Affascinata dal perfetto equilibrio terrestre, mi dedico alla comprensione degli effetti antropici sulla natura. Amante del diritto e delle lingue, mi impegno per dare risalto alle battaglie in cui credo, lavorando, al contempo, per smussare gli spigoli del mio carattere. Il mio motto? Non esiste giustizia ambientale senza giustizia sociale.

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